Marco Accetti frequentava il bar dei Gregori e dei De Vito?
Le indagini sul dossier Gregori-Orlandi si arricchiscono di tasselli sempre più vicini al territorio romano, demolendo la narrazione della coincidenza astratta. Attraverso fonti documentali e riscontri d'archivio del settembre 2024, emerge un'indiscrezione pesante: Marco Fassoni Accetti frequentava abitualmente sia il bar della famiglia Gregori sia quello della famiglia De Vito.
Questo dettaglio geografico e sociale colloca il supertestimone/reo confesso esattamente al centro dei radar quotidiani di Mirella Gregori prima della sua sparizione, avvenuta il 7 maggio 1983.
L'incrocio dei verbali d'audizione sblocca uno scenario inedito. Il 9 luglio 2024, Giuseppe Calì (figura chiave legata alla ricostruzione storica e alle dinamiche amicali dell'epoca) viene ascoltato formalmente dalla Commissione Parlamentare d'inchiesta. A pagina 43 dello stenografico dell'audizione, alla domanda esplicita se conoscesse o avesse informazioni su Marco Accetti, Calì rilascia dichiarazioni circostanziate che collegano i fili della vicenda.
In sintesi, le deposizioni incrociate confermano che l'Accetti non si muovesse nell'ombra di contesti astratti, ma bazzicasse i locali di riferimento delle ragazze. La nota più clamorosa dell'audizione risiede nella fonte di questa informazione: secondo quanto dichiarato sotto verbale da Giuseppe Calì, sarebbe stata proprio Maria Antonietta Gregori (sorella di Mirella) a riferirgli in passato la circostanza della presenza di Accetti in quei bar.
Il super-connubio: Accetti e De Pedis entravano insieme in quel bar?
Ad aggiungere ulteriore spessore politico e criminale alle parole di Calì interviene un'inchiesta giornalistica firmata da Rossella Pera. Nell'articolo vengono analizzati e approfonditi i retroscena delle dichiarazioni rese alla Commissione Parlamentare, portando alla luce un dettaglio di straordinaria gravità:
Enrico De Pedis, leader operativo della Banda della Magliana, si sarebbe recato fisicamente presso il bar della famiglia De Vito in compagnia di niente meno che Marco Fassoni Accetti.
Se questo connubio venisse definitivamente comprovato in sede giudiziaria, ci troveremmo di fronte alla pistola fumante del caso: la saldatura immediata tra la mente strategica del depistaggio (Accetti) e il braccio armato della malavita romana (De Pedis). Un binomio all'interno del quale si è strutturata la logistica del sequestro di Mirella Gregori prima, e di Emanuela Orlandi poi.
Il nodo irrisolto: l'enigma del silenzio e il ruolo di Sonia De Vito
Per chiunque conosca a fondo la cronologia del caso Gregori, il fatto che Accetti frequentasse gli stessi identici locali della vittima rappresenta un punto di non ritorno. Di conseguenza, sorge spontaneo un interrogativo: come mai Maria Antonietta Gregori non ha mai formalizzato o approfondito pubblicamente questo fatto nelle sedi mediatiche?
Questo elemento si riallaccia a una delle più grandi frustrazioni manifestate negli anni dalla stessa Maria Antonietta: l'incomprensibile comportamento di Sonia De Vito.
La chiusura di Sonia
Sonia, amica intima e confidente di Mirella, nonché figlia dei proprietari dell'altro bar citato nelle audizioni, si chiuse in un guscio di assoluto silenzio subito dopo il 7 maggio 1983, rifiutando nel tempo di tornare a parlare dei dettagli di quel pomeriggio o delle frequentazioni del locale.
Maria Antonietta Gregori l'ha più volte menzionata e sollecitata nel corso di svariate trasmissioni televisive, indicandola come l'unica persona ancora in vita in grado di fornire la chiave di volta per risolvere il mistero della sparizione della sorella.
I riscontri sul territorio
Se Marco Accetti frequentava assiduamente quel bar, diventa non solo plausibile, ma matematicamente probabile che conoscesse Sonia De Vito e che avesse stabilito un canale di comunicazione o di osservazione con lei o con l'ambiente circostante. L'ipotesi che qualcuno — all'interno delle cerchie colpite o dei testimoni dell'epoca — stia ancora celando una parte di verità per paura, sottomissione o convenienza, si fa sempre più concreta.
Conclusioni: La fine del mito del "Mitomane"
Per oltre un decennio, gran parte degli apparati investigativi e dei media mainstream ha tentato di liquidare la figura di Marco Fassoni Accetti marchiandolo come un semplice mitomane in cerca di autore. Tuttavia, lo scorrere del tempo e il lavoro della nuova Commissione d'inchiesta stanno invertendo la rotta.
Le recenti dichiarazioni dell'ex PM Giancarlo Capaldo confermano che il profilo di Accetti sia tutt'altro che folle o inventato. Le sue precise affermazioni del 2013 sulla dinamica delle sparizioni del 1983 a Roma stanno trovando progressivi e inquietanti riscontri oggettivi sul campo. I bar di Via Montebello e dei De Vito non erano quinte teatrali distanti, ma le tappe reali di un percorso di adescamento pianificato a tavolino.