Garramon e Skerl sono collegati al caso Orlandi? E in che modo?

Garramon e Skerl sono collegati al caso Orlandi? E in che modo?

Spesso ci siamo chiesti perché le morti di Josè Garramon e di Katy Skerl fossero legate al caso Orlandi. Nelle riflessioni incerte, quando si cerca con attenzione un filo conduttore, rimane sospeso anche il collegamento tra la sparizione di Mirella Gregori e quella di Emanuela.

Se analizziamo i fatti in modo freddo, la prima cosa che ci viene da pensare — qualora i due casi fossero collegati e finalizzati a un ricatto, a una trattativa o a un depistaggio — è la complessa logistica dell'ostaggio. Mirella, infatti, viene rapita il 7 Maggio del 1983 ed Emanuela il 22 Giugno dello stesso anno.

Gestire due adolescenti contemporaneamente in una città blindata richiede uno sforzo enorme. Bisognava quindi premunirsi di una vera squadra di "operatori" per fornire cibo e assistenza continua, nonché sorveglianza e controllo, in modo permanente alle rapite. Non si può nemmeno credere all'ipotesi che una ragazza di 15 anni fosse stata plagiata a tal punto da non desiderare il ritorno a casa; la tesi dell'autoconvincimento o della fuga volontaria prolungata non regge in nessun modo.

Il collegamento formale tra le due ragazze avviene ad opera di un comunicato della sigla terroristica Turkesh e viene, successivamente, avallato dalle chiamate del cosiddetto "Americano", che condusse un ruolo particolare per alimentare il depistaggio iniziale. Questo avviene intorno al settembre del 1983, ovvero ben quattro mesi e quindici giorni dopo la scomparsa di Mirella.

Si dovrebbe escludere una prigionia simultanea così prolungata solo per le oggettive difficoltà logistiche nel mantenere in vita, in modo segreto e nascosto, due ragazze cercate da mezza Italia e riconoscibili facilmente grazie ai manifesti affissi in tutta Roma.

Per questo motivo prende corpo un'ipotesi ben più tragica: Mirella potrebbe essere stata uccisa quasi subito. Di lei i rapitori presero una lista dettagliata degli indumenti intimi e degli abiti, poi rivelati dall'Americano in una delle sue chiamate presso il bar della famiglia Gregori. Quei dettagli servirono a dimostrare la "disponibilità" dell'ostaggio da parte dei ricattatori; sia che la ragazza fosse ancora in vita o già morta, era comunque il loro modo per segnalare che Mirella era transitata nelle loro mani.

Quello che indossava Mirella fu registrato minuziosamente il giorno stesso della scomparsa per fini a noi sconosciuti: potrebbe trattarsi di macabri elementi d'identificazione conservati da una struttura criminale, o peggio, di feticci custoditi da un killer, dinamica che spesso in letteratura si riscontra nei profili di chi conserva parti o indumenti delle proprie vittime.

Mirella ed Emanuela: uno scenario da Snuff Movie?

Mirella ed Emanuela sono state seguite, controllate e selezionate tra varie coetanee prima di sparire. A quale scopo? A che fine fu fatta questa selezione? Forse per una spietata partecipazione a circuiti legati alla produzione di Snuff Movie, per i quali servivano particolari caratteristiche psico-fisiche? Se furono soggette ad un macabro casting, bisognerebbe capirne la struttura e i mandanti.

In questa logica, proposta da una profonda riflessione di un nostro lettore, il collegamento tra i casi Gregori e Orlandi sarebbe nato in un secondo momento, come un'opportunità di copertura. La teoria della pista internazionale e delle pressioni sul Vaticano da parte di chi aveva investito enormi capitali nello IOR rimarrebbe così solo uno specchietto per le allodole. In parole pelliere: le due ragazze sarebbero state usate dalla stessa sponda vaticana per coprire nefandezze interne ancora più grandi e infamanti rispetto a quelle generate dallo scandalo del Banco Ambrosiano e del caso Calvi.

Le due ragazze, loro malgrado, diventarono l'oggetto di un finto ricatto internazionale nei confronti del Papa rivolto alla liberazione di Ali Agca, un paravento perfetto per distrarre i magistrati dal vero movente dei sequestri. Il vero scenario vedrebbe coinvolto l'ambiente d'oltretevere in azioni altamente compromettenti legate a un giro di ragazze destinate a scopi indicibili.

Le rapite, infatti, potrebbero essere state ingannate e usate per abusi sessuali legati alla produzione di pellicole Snuff clandestine, destinate sia a membri degenerati del clero sia a personaggi altolocati della "Roma bene", appartenenti alla classe politico-diplomatica e agli ambienti internazionali che in quegli anni orbitavano nella Capitale tra delegazioni NATO e funzionari ONU.

Per girare un autentico Snuff Movie è imprescindibile che qualcuno commetta un omicidio volontario in favore di telecamera, aggravato da motivi abietti, sevizie e modalità di esecuzione crudeli, al solo fine di filmarlo e commercializzarlo in circuiti d'élite. Un orrore che costituisce reato anche nell'assurda ipotesi di un consenso della vittima.

Ricordiamo, infine, che la famosa cassetta delle sevizie, recapitata alla sede dell'Ansa in via Dataria il 17 luglio del 1983, è chiaramente indicativa. La voce della ragazza che urla nel nastro descrive una sofferenza reale, senza alcuna finzione o recitazione. Il quadro dei rapimenti a fini di sfruttamento sessuale estremo rimane, a tutt'oggi, quello supportato dal maggior numero di riscontri indiziari.

Per far funzionare una macchina del genere, l'organizzazione doveva essere divisa in compartimenti stagni:

  • Addetti alla selezione delle vittime e al monitoraggio delle loro abitudini;
  • Addetti al rapimento materiale sul campo (la bassa manovalanza criminale);
  • Assassini incaricati di eliminare le vittime e farne sparire i corpi dopo le riprese;
  • Mediatori e colletti bianchi legati al riciclaggio e al giro di denaro sporco.

Chi lega chi: l'enigma di via Frattina

Il caso della giovane Katy Skerl, uccisa nel 1984, si intreccia alle sponde del caso Orlandi principalmente a causa delle dichiarazioni rilasciate molti anni dopo dal fotografo romano Marco Fassoni Accetti. Quest'ultimo suggellò il legame tra le due vicende affermando che la maglietta con la quale venne tumulata la Skerl riportava l'etichetta di un noto negozio di via Frattina.

Nello storico comunicato dell'agosto 1983 attribuito ai rapitori di Emanuela, veniva infatti riportato uno strano messaggio in codice:

"Via Frattina 103 - Fiume 4 - Musico 26 ottobre 1808 – 5/3/1913 – 2013"

Nessun inquirente ha però mai potuto accertare, prima della successiva sparizione della bara dal Verano, se la maglietta di Katy fosse realmente identificabile con la scritta "Frattina".

Secondo la nostra analisi, il significato del codice "via Frattina 103" va ricercato altrove, slegandolo dall'omicidio Skerl. Quell'indirizzo corrispondeva infatti a una precisa coordinata stradale e logistica utilizzata dai telefonisti della sigla per scambiarsi messaggi o per indicare un luogo di appuntamento e di rilascio dei messaggi d'intercettazione, inserito nell'enorme cortina fumogena creata per confondere le acque e proteggere i veri responsabili dei sequestri.